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Un’intervista Galaktika – Prima parte (ClipArt)

Intervista con Elisabetta Vernier
di Attila Csordás per Galaktika Magazin

Per iniziare, vorrei ringraziare Attila Nemeth per aver scelto di pubblicare ClipArt in Ungheria. Per me è un privilegio che il mio romanzo breve sia stato pubblicato in un paese dove I lettori di fantascienza hanno un palato molto fino e sono pieni di entusiasmo per il nostro genere preferito. Quindi, ancora una volta, grazie Galaktika.

A cosa ti sei ispirata quando hai scritto ClipArt?

Probabilmente avrai letto nell’introduzione del libro che gli elementi di base della trama sono stati ispirati da un’avventura di gioco di ruolo, basata sulla mia serie della Kranio Enterprises, giocata insieme a degli amici nel 1998. Ma ovviamente si è trattato soltanto della scintilla che ha acceso la storia in sé. Scrivendo ClipArt ho tratto ispirazione dai grandi capolavori del Cyberpunk e dalle tonnellate di romanzi di fantascienza che ho letto nel passato. Ma ho anche cercato di trovare una mia strada, perché personalmente trovo Gibson e i suoi romanzi troppo tetri e pessimisti, mentre volevo che le mie storie avessero anche un lato leggero. In questo sono stata influenzata da SnowCrash di Stephenson, ma anche dalla produzione fantascientifica dei manga e anime nipponici degli anni ’90, da molti film di fantascienza per il grande schermo, da serie TV e – non ultimo – dal mio lavoro come esperto di Internet, che mi ha permesso di intuire come la realtà sarebbe stata modificata dalla diffusione delle nuove tecnologie legate alla Rete.

Nel romanzo, diversi personaggi sono donne dal carattere forte. Pensi che le donne, in questi tempi, stiano avendo ruoli più importanti nella società rispetto al passato?
Vediamo. Dei tre personaggi femminili del romanzo, penso che Alexandra Hill – la protagonista principale – sia in realtà la più debole. L’intera trama si sviluppa intorno alle sue debolezze: inizialmente la sua infatuazione, quindi la negazione e per finire il desiderio di vendetta. I due personaggi femminili minori, Rue e Candy, sono molto più forti di lei. Entrambe outsider, una a causa della disabilità e l’altra per il suo ruolo di escort d’alto bordo per milionari viziati, troveranno il loro posto nel mondo, la prima insieme ai suoi amici “virtuali”, mentre l’altra con una banda di motociclisti sgangherati nel deserto. Quindi,come puoi vedere, non stiamo parlando di forza nel senso convenzionale del termine.
Alexandraha l’illusione di avere un ruolo importante e grandi responsabilità, mentre in definitiva è soltanto un burattino nelle mani di Xander. E’ qualcosa che ho visto succedere nella vita reale e sono convinta che le donne – soprattutto nell’ambiente aziendale e della politica – stiano ancora lottando per infrangere il “soffitto di cristallo” che si ritrovano sopra la testa nei momenti cruciali della loro carriera.

In ClipArt, e nei due racconti brevi che lo accompagnano nell’edizione Ungherese del romanzo (n.d.a. Hungry Light e Origami) ci sono alcuni elementi del cyberpunk classico come i mafiosi giapponesi della Yakuza, i computer, i bio-innesti e via dicendo. Cosa pensi del Cyberpunk, come scrittrice e come esperta di Internet? Pensi che il nostro futuro assomiglierà a quello descritto dal Cyberpunk?

Io adoro il cyberpunk. Ma sai, per quasi dieci anni ormai molti esperti di fantascienza in Italia sono andati in giro predicando che “Il Cyberpunk è morto”. A mio giudizio, non potrebbero sbagliarsi di più: il Cyberpunk è QUI! Ed è probabilmente questo il motivo per cui molti lettori non lo considerano più un tema fantascientifico. I bio-innesti esistono, così come i mondi virtuali – io stessa gestisco un bookclub dedicato alla fantascienza in Second Life – l’interazione sociale si sta legando in modo sempre più forte alle tecnologie di internet – pensa a Facebook, ai client di chat integrati, a Twitter – e i computer “indossabili” sono già una grossa parte della nostra vita personale e lavorativa. Pensa soltanto a quanti iPhone 3G sono stati venduti in Europa il primo giorno in cui sono stati messi in commercio! Quando poi parliamo di problemi sociali e ambientali, non posso fare a meno di notare che gli interessi delle multinazionali già influenzano pesantemente la politica mondiale. L’Asia si sta ritagliando un ruolo sempre più importante, il clima sta impazzendo, le grandi città sono fortemente inquinate e le materie prime stanno diventando sempre più scarse e costose. Non ti sembra un contesto cyberpunk? Di recente ho letto un articolo in cui si diceva che alcune regioni dell’Africa stanno subendo l’inquinamento da metalli pesanti a causa delle tonnellate di computer obsoleti che il mondo occidentale “smaltisce” presso di loro. Immagina: montagne di scheletri di computer in fiamme. E succede ogni giorno!

Lobo e Judge sono nomi che ricordano due famosi eroi dei fumetti, Lobo e Judge Dredd. Sei una appassionata di fumetti?

Non è la prima volta che mi fanno questa domanda, ma sinceramente devo dire che il nome di Lobo non è nato dalla mia immaginazione: è stato preso in prestito dall’immaginazione di uno dei giocatori impegnati nella famosa partita di gioco di ruolo, che aveva creato le basi per questo personaggio. Forse lui era un fan del Lobo più famoso, ma io devo ammettere di averlo soltanto sentito nominare.
Qualcosa di simile è accaduta con il Judge e Judge Dredd: per il fondatore del movimento dei Faxer, i motociclisti pazzi che si fanno cambiare la faccia dal chirurgo plastico – mi serviva un nome che avesse un suono familiare per i lettori, ma non troppo, e ovviamente un nome che non fosse sotto copyright di qualche importante editore di fumetti!
Quindi la risposta è sì, sono una grande appassionata di fumetti, solo non di quei due in particolare. Colleziono le storie di Wolverine, che è il mio personaggio preferito da sempre, ma leggo anche gli X-Men e i lavori di Alan Moore. V for Vendetta è un altro dei mie preferiti e ho adorato il film! Leggo e colleziono anche molti manga giapponesi, soprattutto le grandi serie di fantascienza del passato: Hayao Miyazaki, Go Nagai e Leiji Matsumoto, soprattutto, ma anche qualche nuovo autore che viene proposto in Italia, e un sacco di romanticherie shojo. Suppongo che sia un’eredità della generazione manga a cui sono orgogliosa di appartenere, quella che ha visto Goldrake alla TV in bianco e nero.

I Sandworm, il deserto e altri riferimenti e allusioni a Dune sono presenti qua e là nel romanzo. Sei una fan della serie di Frank Herbert?
Non pensavo di essere così trasparente. Ovviamente la saga di Dune di Frank Herbert è una delle mie letture preferite, ma ho anche apprezzato le “nuove saghe” firmate da Kevin J. Anderson and Brian Herbert. Penso che siano stati capaci di catturare una parte dello spirito originale dell’universo di Dune, coniugandolo con un ritmo più serrato, più in sintonoa con le nuove generazioni di lettori di fantascienza. Come autrice, trovo il deserto fonte di grande ispirazione, e la tentazione di chiamare Sandworms la tribù dei motociclisti nomadi era semplicemente troppo forte per poter resistere. Per un attimo ho anche pensato di far fumare loro una droga chiamata “spezia” ma poi mi sono detta che non era il caso di ritrovarsi in una causa per violazione di copyright. Sono tempi difficili!

Nonostante tutta la violenza, secondo me ClipArt resta un libro leggero e divertente. Tu cosa ne pensi?
Come ho detto poco fa, voglio che i miei romanzi siano piacevoli da leggere, che siano un prodotto di intrattenimento. Per questo motivo le mie storie hanno sempre un lato leggero. I personaggi non si prendono troppo sul serio e c’è una buona dose di ironia in ciò che fanno e dicono. Qualche lettore mi ha detto che sono proprio cattiva con i miei personaggi, specialmente con Alexandra: erano molto arrabbiati per il finale della storia. Comunque, il lato “leggero” si limita sempre al modo con cui i personaggi interagiscono tra loro e ad alcune specifiche sequenze e sottotrame. Il messaggio di fondo, tuttavia, è sempre poco rassicurante: i ricchi bastardi vincono sempre, alla fine, perché è così che va il mondo.

Puoi farci qualche anticipazione sul seguito di ClipArt? Sappiamo solo che si intitola Beginning.
Se hai letto qualcuno dei racconti brevi della Kranio Enterprises dovresti aver capito che sono una scrittrice seriale. Dopo aver terminato ClipArt, i suoi personaggi hanno continuato a vivere nella mia immaginazione e mi chiedevano nuove avventure. Molti lettori, inoltre, volevamo sapere se Alexandra si sarebbe mai vendicata con David Xander. In questo modo è nato Beginning: è un romanzo più strutturato, molto più lungo del suo predecessore, e inizia pochi giorni dopo la missione di Alexandra nel deserto radioattivo. Ci sono stati numerosi tentativi falliti di uccidere David Xander, e il nostro milionario preferito ha deciso di assumere un Security Manager professionista, un ex-leader di una squadra antiterrorismo. La squadra di agenti della sicurezza della Xander investiga nel mondo reale e in quell virtuale per impedire all’assassino di portare a termine la sua missione, ma tutte le contromisure falliscono: David è vittima di un terribile attentato e la sua vita è appesa a un filo. C’e molta azione, sangue, sparatorie e momenti di suspence, ma anche la consueta vena leggera che i lettori hanno trovato in ClipArt. Alexandra sarà costretta a rivedere le sue priorità secondo parametri che non avrebbe mai potuto immaginare, RUE rischierà la vita e ne troverà una nuova e David.. beh, non vogliamo fare spoiler, quindi mi fermo qui.

Comments»

1. Eliver’s Blog » E’ uscita la nuova edizione di ClipArt - 7 April 2009

[…] il link alla prima metà dell’intervista apparsa su Galaktika, dove si parla di ClipArt, tradotta in […]