jump to navigation

Beginning - Il seguito di ClipArt

Un romanzo di Elisabetta Vernier

Beginning - Copertina di Federico Casali

C’è un ninja assassino che si aggira indisturbato al quartier generale della Xander Enterprises, con l’ordine di togliere di mezzo David Xander.

Riuscirà il nuovo responsabile della sicurezza, strappato per l’occasione a un corpo antiterrorismo d’elite, a salvargli la pelle? Ma soprattutto, riuscirà a farsi accettare alla Xander Enterprises?

Dopo un solo giorno di lavoro, Alexandra Hill lo vorrebbe uccidere, RUE vorrebbe strappargli i vestiti di dosso e i ragazzi sono pronti a diventare suoi fedeli discepoli. E killer al tutto questo scompiglio non può fare altro che comodo.

***

Da oggi, 10 giugno 2009, l’ebook di Beginning non è più scaricabile. Mi scuso con i lettori, ma sto iniziando una fase di revisione che, se tutto va bene, potrebbe portare alla pubblicazione del libro.

Un assaggio di Beginning
di Elisabetta Vernier

Alexandra Hill viaggiava a tavoletta sulla Derivazione Est, diretta verso l’aeroporto della City, a bordo della nuova Mercedes Classe X che il Capo aveva fatto costruire apposta per lei.
Non era proprio un regalo, ma per lo stile del Capo gli si avvicinava abbastanza: Alexandra era il suo driver e guardia del corpo personale e a conti fatti quella splendida auto l’avrebbe guidata sempre e soltanto lei.
Quel pomeriggio di agosto, sotto un sole rovente che rammolliva l’asfalto, Alex doveva incontrare l’ultimo acquisto della Xander Enterprises, James Julius Donnell, un marine che il Capo aveva appena ingaggiato come responsabile della sicurezza interna.
Era un momento molto delicato per la Xander: l’aggressiva strategia di mercato inaugurata di recente da David Xander, suo fondatore e attuale presidente, aveva procurato alla Compagnia molti nuovi nemici e i suoi rapporti con le multinazionali, già notoriamente difficili, erano diventati tesi come la pelle di una diva dopo un lifting.
Già in passato l’immagine pubblica di Xander aveva corso rischi seri, ma questa volta sembrava che qualcuno ce l’avesse proprio contro la sua persona.
Per questo motivo il Capo aveva deciso di ingaggiare Donnell.
Di lui Alexandra sapeva ben poco: il gossip aziendale riferiva soltanto che fosse un militare e che Xander lo avesse scelto attraverso un processo estremamente rigoroso, scartando ben duecento altri candidati.
Big Jim, così lo avevano già soprannominato i ragazzi della Compagnia che lavoravano insieme a lei, si sarebbe occupato di riorganizzare il personale e tutti i sistemi di sicurezza della Xander Enterprises, incluse le abitudini di vita di David Xander.
Avrebbe avuto carta bianca su tutto e tutti, anche su di lei.
Alexandra Hill non lo aveva mai incontrato ma già sentiva di odiarlo a morte.

L’aeroporto internazionale della City era veramente immenso.
Jim Donnell, un po’ confuso, si passò distrattamente una mano sui capelli, osservando la gente che intorno a lui scorreva in ogni direzione come un fiume impazzito e rumoroso.
Si era disabituato alla folla della City, al vociare continuo, a quell’ipnotico turbinio di volti e di colori, ma come sempre si sarebbe adattato presto e in breve quello sarebbe ridiventato il suo ambiente naturale.
Durante il rapido briefing che aveva ricevuto prima della partenza, i suoi superiori lo avevano informato che il nuovo incarico che lo attendeva nella City sarebbe stato quello di proteggere David Xander, finanziere e filantropo molto in vista.
L’ordine di rimpatriare, che lo aveva raggiunto poche ore dopo l’ultima azione sul campo, lo aveva colto abbastanza di sorpresa, ma da buon militare Jim era abituato a gestire questi repentini cambiamenti nella sua vita. La sua spiccata adattabilità l’aveva aiutato a cavarsela in moltissime situazioni spiacevoli: questa volta però sentiva che sarebbe stato tutto più facile.
Alle comodità, infatti, ci si abituava molto in fretta, forse troppo.
Xander infatti era incredibilmente ricco: il tenore di vita che conduceva, insieme a tutto il suo entourage, stava a quello dei comuni mortali come il whisky di malto invecchiato stava all’acqua puzzolente degli acquedotti cittadini.
Qualche ora più tardi Jim avrebbe finalmente assunto la sua posizione di responsabile della sicurezza alla Xander Enterprises: sentiva che sarebbe stato l’uomo giusto al posto giusto e al momento giusto, come era accaduto in passato per tutti gli incarichi simili che aveva portato a termine con successo.
Per fortuna il pesante jet–lag non si faceva ancora sentire: sarebbe stato imbarazzante non riuscire a tenere gli occhi aperti davanti al suo nuovo datore di lavoro.
Il volo era stato lungo e noioso e Jim, che non sopportava l’inattività prolungata, si sentiva carico come un fucile a pompa. Uno dei suoi nuovi colleghi sarebbe dovuto essere lì ad accoglierlo e accompagnarlo alla Xander, ma ancora non si era visto nessuno.
Jim si guardò intorno, scrutando i volti delle persone in attesa nella hall, chiedendosi che aspetto potesse avere il suo collega e sperando che non si sarebbe presentato con uno di quei ridicoli cartelli che di solito venivano branditi dai tour operator. Non che il suo nome fosse famoso, ma Donnell non amava sbandierare la sua presenza in quel modo. Mai dare nell’occhio: era una delle regole cardine della sua vita, una specie di deformazione professionale causata dall’abitudine a lavorare spesso sotto copertura.
Mentre iniziava a pregare il cielo che l’uomo della Xander non fosse il goffo impiegato con gli occhiali che già da qualche minuto gli gettava occhiate ammiccanti, un leggero scalpiccio dietro le sue spalle attrasse la sua attenzione e Jim si irrigidì, aggrottando le sopracciglia.
– James Julius Donnell? – chiese dietro di lui una voce brusca ma molto femminile.
– In persona – rispose Donnell, voltandosi verso quella che doveva essere la sua nuova collega.
Alta, slanciata, lunghi capelli rossi, occhi verdi, carnagione lattea, giubbotto di pelle nera.
Dopo un anno e mezzo al fronte, Jim ebbe un attimo di mancamento e solo grazie a un supremo sforzo di volontà riuscì a sopprimere sul nascere un sorriso idiota.

 

Rue, Alexandra e Jim Donnell in un disegno di Eliver

Le tre torri di vetro e acciaio che formavano la sede della Xander Enterprises brillavano sotto il sole inclemente dell’estate, ma i vetri atermici polarizzati filtravano il calore in modo così efficiente che la faccia interna delle lastre non era nemmeno tiepida.
David Xander, con entrambe le mani appoggiate contro i vetri del suo ufficio, abbracciava con lo sguardo tutta la City, che si apriva sotto di lui come un mare di cemento e carne. Quella visione, di solito, lo faceva sentire incredibilmente ricco e potente, ma quel giorno riusciva soltanto a innervosirlo. Là fuori, da qualche parte, c’erano i bastardi che avevano deciso di farlo fuori.
Erano passati più di sei mesi da quando aveva soffiato alla Yakuza l’affare ChibiSoft, ma evidentemente i figli del crisantemo non avevano ancora digerito il rospo amaro.
L’improvvisa e tragica dipartita del vecchio Nakamura–san gli aveva fatto sperare in una tregua, ma le sue illusioni si erano infrante contro il bel viso eurasiatico di Michael Nakamura, suo figlio, che dieci minuti netti dopo la diffusione della triste notizia aveva già preso il controllo delle gerarchie della mafia giapponese locale. E se il vecchio Ryuichi Nakamura, cresciuto nella Periferia della City, portava incisi nel suo DNA tutti i valori più consolidati della malavita locale, suo figlio Mike, nato e cresciuto in Giappone durante i lunghi anni di esilio asiatico del padre, aveva assimilato e fatto suoi tutti i valori del bushido, l’antico codice d’onore dei samurai. E ovviamente non poteva aver dimenticato lo sgarbo della ChibiSoft.
David era fin troppo consapevole che la propria squadra di guardie del corpo, comandata dalla sua fedele Alexandra Hill, aveva già sventato ben tre tentativi di ucciderlo in pochi giorni.
L’ultima volta c’erano andati pericolosamente vicini e per questo, alla fine, era stato costretto ad ammettere che i suoi uomini aveva bisogno dell’aiuto di un vero professionista.
Voltò le spalle alla vetrata e sedette alla scrivania, afferrando un bastoncino di ginseng e iniziando a masticarne nervosamente un’estremità. Era uno di quei rari momenti in cui rimpiangeva di aver smesso di fumare per motivi di immagine: una bella sigaretta, forse, avrebbe potuto dargli un po’ di sollievo.
Al centro della scrivania, la cui superficie perfetta e lucida di cristallo nero era in realtà un enorme schermo al plasma, campeggiava un’unica finestra aperta che mostrava il curriculum professionale di Donnell.
Xander si soffermò sulla sua olofoto, soppesando i suoi lineamenti severi, il profilo spigoloso, l’espressione seria, le sopracciglia leggermente corrugate.
Donnell era un uomo che viveva per il lavoro e da quel giorno il suo lavoro a tempo pieno sarebbe stato proteggere David Xander da una manica di esaltati nipponici che aveva deciso di farsi un trofeo con la sua preziosa pelle perennemente abbronzata.
Mentre David era immerso nelle sue torve riflessioni, sulla superficie della scrivania si accese un nuovo riquadro che mostrava un bellissimo primo piano di Alexandra Hill. Gli amplificatori sparsi per l’ufficio trasportarono la voce calda della donna:
– Capo, sono qui con il maggiore Donnell.
Xander sorrise, riconoscendo una piccola smorfia di irritazione sul viso della sua guardia del corpo personale. Aveva previsto che ci sarebbe stata tensione tra Alexandra e il nuovo responsabile della sicurezza ma non pensava che sarebbe stata antipatia a prima vista.
Digitò il codice di apertura della porta dell’ufficio, invitando i suoi ospiti a entrare.
– Avanti, vi stavo aspettando.
Alexandra varcò la soglia per prima e David non poté fare a meno di notare che era splendida, come sempre. L’uniforme di pelle nera che la donna amava così tanto indossare metteva deliziosamente in risalto le curve e i muscoli del suo corpo agile e flessuoso. Non era donna da tailleur, la signorina Hill, ma questo non diminuiva di un grammo la sua femminilità.
E a letto era una vera tigre, la sua tigre ammaestrata.
– Capo, scusi il ritardo ma le soprelevate erano veramente un incubo – esclamò Alexandra, sbuffando leggermente. – Le presento il maggiore Jim Donnell.
Da dietro di lei si fece avanti un uomo alto e magro, che gli tese la destra, rigido.
– Maggiore Donnell , signore.
Xander represse un mezzo sorriso.
– Riposo, maggiore Donnell – esclamò, divertito. – Ora lavora per me, non per la FAST, quindi si rilassi un po’, la prego.
Gli strinse la mano con decisione e aggiunse:
– David Xander, molto piacere. E’ stato il Generale Whitestone, un mio vecchio amico di college, a raccomandarmi il suo nome. Spero proprio che lei sia la persona che fa al caso mio, Donnell.
– Stia tranquillo, signore. Se ha letto le mie referenze avrà visto che…
Xander lo interruppe con un gesto, fissandolo negli occhi freddi e impenetrabili.
– Non so che farmene delle sue referenze. Qui alla Xander le persone sono valutate per quello che fanno, non per quello che dicono di saper fare. Vedremo presto se lei è lo specialista che dice di essere.
– Non la deluderò, signore. – disse Donnell, sempre rigido.
– Certo che no, non gliene darò il tempo. Un errore e se ne torna al mittente, chiaro? C’è la mia vita in ballo e non tollererò nemmeno una sbavatura. – Era un discorso duro ma chiaro, un discorso tra uomini. – Si prenda questo pomeriggio e stasera per sistemarsi e per dare un’occhiata in giro. Domani mattina alle sette parteciperà agli allenamenti della squadra, poi potrà cominciare il suo lavoro.
– Perfetto. Grazie, signore.
– La signorina Hill è a sua disposizione per rispondere a qualunque domanda. – Xander spostò gli occhi su Alexandra, godendosi la sua smorfia. – Faccia riferimento a lei per qualunque cosa abbia bisogno: Alexandra ha la mia totale fiducia.
La smorfia di Alexandra si trasformò in un piccolo sorriso orgoglioso. Era così deliziosamente prevedibile, la sua cara Alexandra.
– Penserò io a tutto, Capo – disse, con tono allusivo.
Vedendo la luce maliziosa che brillava negli occhi della donna, Xander decise che non avrebbe voluto essere nei panni del maggiore per tutto l’oro del mondo. Alexandra sapeva essere veramente spietata, quando era necessario, e Jim Donnell, prima di prendere il suo posto alla Xander, aveva un disperato bisogno che qualcuno gli sfilasse il palo che si portava in giro infilato nel culo.

***

Leggi i commenti dei lettori su Beginning nel mio vecchio Forum (chiuso per spam).

***

Il romanzo “Beginning” è di proprietà esclusiva di Elisabetta Vernier che ne detiene il Copyright, e non può essere ridistribuito via P2P nè reso disponibile per il download su altri siti.

Altrimenti come faccio a contare i miei lettori? :D

Comments»

1. Carlotta - 28 May 2009

Insomma… Secondo me Beginning non è all’altezza di Clipart. Mi sembra che la struttura manchi di coesione (l’oggetto che dà il titolo al romanzo compare su per giù verso la metà della storia, è chiaro che il filo conduttore del romanzo non è il BGN, bensì il personaggio di Jim, visto che è lui il fulcro del romanzo, dalla prima alla penultima pagina), e poi nelle parti romantiche ci sono tante ripetizioni (ho perso il conto di quante volte ripeti che Jim è bellissimo), tante scene ripetute, altre tirate troppo per il lungo… Soprattutto, i bruschi cambiamenti di rotta nel comportamento e nei sentimenti dei personaggi (RUE, Jim, Alex, David) sono poco credibili, piovono un po’ dal cielo.
Secondo me Beginning ha bisogno di un buon editing.

2. eliver - 28 May 2009

Ciao Carlotta, grazie mille per la tua opinione.
Non ti nascondo che Beginning è sempre rimasto una “beta”, nel senso che non ho mai trovato l’energia per finalizzarlo davvero. Un po’ per pigrizia, un po’ perché profondamente demotivata. Ma forse con gli stimoli giusti potrei riprenderlo e dargli una raddrizzata :)

3. eliver - 28 May 2009

/me va a controllare se ha scritto che Jim è bellissimo.

Ma se ha pure le orecchie a sventola!!! :)